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a cura di Agenzia regionale di sanità Toscana 

Prevenzione delle infezioni negli anziani: il modello australiano tra sicurezza e umanizzazione

25 Agosto 2026

Indice degli argomenti:


La protezione della persona anziana dalle infezioni rappresenta un imperativo clinico primario. Tuttavia, nei contesti di assistenza residenziale e domiciliare, le misure di biosicurezza rischiano di trasformarsi in barriere rigide che incidono negativamente sulla socialità e sulla dignità dell'ospite.

La Aged Care Infection Prevention and Control Guide, pubblicata dall'Australian Commission on Safety and Quality in Health Care, ridefinisce questo equilibrio. Il documento supera la rigida applicazione dei protocolli ospedalieri per acuti, integrando il controllo delle infezioni (IPC) con la tutela della salute psicofisica e dell'autonomia dell'anziano.

La gestione e accettazione del rischio infettivo in RSA

Puntare all'azzeramento totale del rischio infettivo all'interno di una RSA o al domicilio è un obiettivo irrealizzabile e spesso controproducente. La guida australiana introduce il principio dell'accettazione del rischio, utilizzando l'analogia della guida automobilistica: il pericolo del viaggio viene accettato in cambio della libertà di movimento, mitigandolo con cinture e segnaletica senza poterlo annullare del tutto.

La valutazione del rischio nell'assistenza geriatrica richiede un cambio di quesito operativo:
Da: "Come eliminare ogni rischio di infezione?"
A: "Come ridurre il rischio garantendo la qualità della vita dell'ospite?"

I tre pilastri della valutazione dinamica del rischio prevedono:
  • analisi multidimensionale: scelta delle precauzioni basata sia sulla patogenicità del microrganismo sia sullo stato cognitivo, emotivo e motorio dell'anziano.
  • tutela delle relazioni: garanzia di accesso a un visitatore essenziale, anche in presenza di misure precauzionali.
  • proporzionalità delle restrizioni: condivisione del rischio residuo tra équipe assistenziale, ospite e familiari per salvaguardare l'autonomia individuale.

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La gerarchia dei controlli applicata all'aged care

Per evitare che la prevenzione dipenda unicamente dai comportamenti individuali o dall'uso continuo dei dispositivi di protezione, la guida applica la gerarchia delle misure di controllo (modello derivato dalla sicurezza sul lavoro).

Livello di controllo

Obiettivo operativo

Esempi pratici in struttura e a domicilio

Eliminazione

Rimuovere la fonte primaria di rischio

Rimozione tempestiva di cateteri vescicali non necessari; smaltimento immediato dei taglienti

Sostituzione

Sostituire pratiche o presidi pericolosi

Uso di dispositivi monouso ad alta sicurezza; somministrazione di aerosol tramite distanziatori anziché nebulizzatori

Controlli ambientali

Ridurre la carica microbica negli spazi

Ottimizzazione della ventilazione naturale dei locali; sanificazione mirata delle superfici ad alto contatto

Controlli amministrativi

Regolare processi lavorativi e comportamenti

Formazione continua del personale; programmi vaccinali; presenza di un referente IPC dedicato

DPI (ultima difesa)

Proteggere l'operatore e l'ospite tramite barriere

Uso corretto di guanti, mascherine P2/N95 e camici solo quando le misure precedenti non sono sufficienti



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L'isolamento come scelta clinica misurata

All'interno della gerarchia, l'isolamento della persona non deve costituire un automatismo. Nelle persone fragili o con demenza, il confinamento genera disorientamento, depressione e rapido decadimento motorio.

L'isolamento deve essere:
  1. circoscritto al solo periodo di reale trasmissibilità clinica
  2. oggetto di rivalutazione quotidiana
  3. integrato o sostituito da misure compensative (es. ventilazione rafforzata, percorsi dedicati, distanziamento durante le attività) qualora provochi sofferenza sproporzionata.

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I "partner nella cura": l'alleanza con i caregiver

La prevenzione delle infezioni non è un compito esclusivo del personale sanitario, ma il risultato di una collaborazione attiva con l'anziano e la sua rete affettiva, definita la rete dei partner nella cura.

L'integrazione di questa metodologia si realizza attraverso:
  • condivisione delle precauzioni standard: educazione dei familiari all'igiene delle mani e respiratoria intesa come tutela del legame affettivo e non come imposizione burocratica
  • processi decisionali condivisi: coinvolgimento attivo dell'anziano nella definizione degli obiettivi di cura e di sicurezza
  • autogestione supportata: trasferimento di competenze su tecniche asettiche elementari ai caregiver per la gestione dei presidi a domicilio, trasformando l'assistito da ricevente passivo a parte attiva della propria protezione.
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Per approfondire: