La continuità assistenziale nella long term care in Italia: buone pratiche a confronto

italia longeva
01/08/2019
Italia Longeva, rete nazionale di ricerca sull’invecchiamento e la longevità attiva, ha pubblicato un interessante documento sullo stato dell’arte del long care term in Italia.

Il lavoro è stato curato di Davide L. Vetrano, medico geriatra presso il Centro di Medicina dell’Invecchiamento, Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e ricercatore presso l’Aging Research Center, Karolinska Institutet di Stoccolma.

L’obiettivo è dare visibilità a quello che nella prefazione viene definito un non luogo o l’isola che non c’è: la continuità assistenziale programmata e integrata tra i diversi professionisti e luoghi di cura.
Si tratta comunque di una risposta ineludibile in una società che invecchia sotto il peso delle malattie croniche.

In collaborazione con la Direzione generale della Programmazione sanitaria del Ministero della Salute è stata realizzata una rassegna di buone pratiche di presa in carico dei pazienti cronici, che ha coinvolto 17 realtà in 8 regioni: Basilicata, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Toscana, Umbria.
L’analisi si è soffermata sugli aspetti organizzativi, tecnologici e regolatori che rendono i modelli esaminati replicabili e virtuosi, in quanto in grado di promuovere l’appropriatezza terapeutica, l’empowerment del paziente e l’aderenza alle cure.

La parola d’ordine in tutte le realtà esaminate è presa in carico, che, per essere considerata tale, deve far sì che tutte le visite e gli esami vengano declinati in un percorso integrato all’interno del quale il cittadino può muoversi in sicurezza.
La presa in carico si ottiene attraverso un approccio complessivo, che inizia dalla prevenzione, ponendo attenzione ai determinanti di salute: alimentazione, ambiente, attività fisica, stili di vita.
Deve essere considerato che almeno l’86% delle malattie non trasmissibili, incluso il cancro, condividono solo 4 fattori di rischio modificabili: fumo, alimentazione scorretta, obesità, inattività fisica.


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immagine: Kelly Sikkema on Unsplash