E’ autunno e si comincia a parlare di vaccinazione antinfluenzale anche in RSA …

influenza rsa toscana
13/10/2017
Gli anziani sono particolarmente vulnerabili
nei confronti degli effetti gravi conseguenti all’influenza a causa della loro frequente comorbosità e della senescenza del sistema immunitario. Tra gli anziani ospiti di RSA, a questi fattori di rischio, si somma la condizione di istituzionalizzazione, che espone ad una maggiore probabilità di contagio.
La vaccinazione costituisce la principale strategia di prevenzione dell’influenza, soprattutto per gli ultrasessantacinquenni.

Nonostante la senescenza del sistema immunitario possa portare ad una minore efficacia delle vaccinazioni, anche tra gli anziani ospiti di RSA la vaccinazione antinfluenzale è in grado di ridurre mortalità e morbosità, soprattutto se a questi soggetti è stata somministrata anche la vaccinazione anti pneumococcica.

Non esistono dati italiani circa la copertura vaccinale negli anziani ospiti di RSA. Dagli studi di letteratura internazionale emerge che la copertura vaccinale in questo setting varia marcatamente in funzione soprattutto di fattori organizzativi e strutturali. Per tali motivi, la copertura vaccinale nei confronti di questa malattia è riportata come indicatore di qualità in RSA.

Tutti i contatti degli ospiti delle RSA, compresi gli operatori della struttura, possono rappresentare fonti di infezioni. Pertanto, la vaccinazione degli operatori costituisce una seconda linea di difesa, contribuendo a diminuire il rischio di influenza e di morbosità e mortalità correlate. Nonostante ciò, anche per questi soggetti la letteratura riporta percentuali di copertura molto diverse, che variano dal 15% al 70%.

Le motivazioni che sembrano maggiormente spiegare la mancata adesione alla vaccinazione sembrano essere soprattutto quelle legate alla bassa percezione dei rischi legati a questa malattia e la infrequente consapevolezza dell’importanza della vaccinazione da parte del personale di assistenza ai fini di non rappresentare una fonte di contagio per gli ospiti. A queste si sommano problemi organizzativi legati a conciliare i turni di lavoro con l’apertura degli ambulatori per la vaccinazione e la frequente assenza di una politica della struttura volta a promuovere la vaccinazione degli operatori stessi.
Analogamente a quanto riportato in merito agli anziani ospiti, anche per gli operatori delle RSA non sono disponibili dati italiani circa l’adesione alla vaccinazione antinfluenzale.

Alcuni cenni ai dati della stagione passata

Lo European Monitoring of Excess Mortality for Public Health Action (EuroMOMO) ha descritto, in gran parte dei Paesi Europei, un marcato eccesso di mortalità per tutte le cause nei primi mesi del 2017, coincidente con il picco epidemico dell’influenza. Lo scorso anno il virus circolante è stato prevalentemente A(H3N2), particolarmente virulento e di norma associato ad un eccesso di mortalità tra gli anziani. I paesi nei quali è stato osservata una sovramortalità più elevata sono stati Spagna, Portogallo, Belgio e Italia.

Nella stagione influenzale 2015-2016 la copertura vaccinale in Italia è risultata pari al 13,9% nella popolazione generale e al 49,9% negli ultrasessantacinquenni (Ministero della salute), valori decisamente inferiori agli obiettivi da perseguire secondo il Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2017-2019 (75% come obiettivo minimo; 95%, come obiettivo ottimale negli ultrasessantacinquenni e nei gruppi a rischio).

Dai dati raccolti dalla Rete di Sorveglianza integrata dell’Influenza InfluNet, coordinata dall'Istituto Superiore di sanità, in collaborazione con il Centro Interuniversitario di Ricerca sull’Influenza (Ciri), il sostegno del ministero della Salute e con il contributo diretto dei medici di medicina generale, dei pediatri di libera scelta e dei referenti della sorveglianza nelle ASL e nelle Regioni, emerge che nel nostro paese la scorsa stagione epidemica ha presentato alcune peculiarità. Nello specifico, rispetto alle precedenti, quella 2016-2017 è stata caratterizzata da un anticipo di circa tre settimane, da una rapida impennata dell’incidenza delle sindromi simil influenzali e da un elevato numero di casi nei soggetti ultrasessantacinquenni (ISS).